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I Green Day tornano sulla scena con “Revolution Radio”!

In un periodo in cui i Green Day, I Sum 41, Gli Alter Bridge e i NOFOX hanno tutti rilasciato delle nuove canzoni ho cominciato a sentirmi di nuovo una quattordicenne. Questi quattro artisti riassumono a grandi linee gli della mia prima pubertà, grazie al loro continuo fornirmi tutti i riff di chitarra di cui avevo bisogno per soddisfare e incoraggiare i miei attacchi insensati di angoscia e il mio desiderio di rimanere sveglia ben oltre il mio coprifuoco. Sono loro ad avermi trasformato in quella ragazza tosta a cui piace girare per gli skatepark senza preoccuparsi nemmeno di portare con se uno skateboard, la persona che mangia cereali senza bisogno di aggiungerci il latte- Mi mancano quei giorni ribelli.

I Green Day sono tornati nel panorama musicale grazie al rilascio del loro nuovo album Revolution Radio, un album che vede i veterani del Pop Punk portare avanti un sound che scarta i toni da rock-opera di American Idiot e la più che satura trilogia “UNO! DOS! TRE’! ”  e torna dritta verso il basic. Il singolo principale “Bang Bang!” ha riacceso la mia eccitazione de quattordicenne per questa band, grazie al fatto che i loro riff incisivi sono accompagnati da un tema molto forte che mette il dito direttamente nella piaga, parlando di quanta visibilità mediatica ricevono oggigiorno gli assassini negli Stati Uniti, e non riesco ancora a superare l’assolo di batteria di Tré alla fine della canzone!

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La band si è spostata verso un sound  più tenue negli ultimi anni, cosa che ha spesso portato ad un andamento incostante nel corso della loro discografia. Questa situazione è ancora avvertibile in Revolution Radio, soprattutto grazie alla canzone con cui la band ha deciso di aprire l’album, “Somewhere Now”, che comprende un sacco di chitarre acustiche, armonie semplici e qualche momento che cattura l’attenzione- non era esattamente l’inizio che mi sarei aspettata dopo aver ascoltato “Bang Bang” ma i Green Day sono riusciti a rendere tutto molto interessante grazie all’introduzione di distorsioni occasionali durante tutta la durata dell’album, facendo in modo che l’andamento generale dell’album raggiungesse i toni ed il volume che spesso associamo a loro.

Revolution Radio ha anche i suoi momenti ad alto volume, la canzone principale è grintosa e piena di drum rolls, cori esplosivi e momenti che mostrano il talento dei Green Day nel creare hit Pop Punk accattivanti senza il minimo sforzo. “Bouncing Off The Wall”  ha qualcosa che ci ricorda molto i toni di “Know your enemy” e- nonostante non sia la mia preferita- “Say Goodbye” ha quel tipo di qualità a basso sforzo che riesce sempre a catturare il mio interesse.

 

E’ un alcum che riaccoglie i Green Day nei nostri timpani ancora una volta. Ormai i giorni in cui la band era completamente conto qualsiasi cosa sono passati, dato che il loro materiale rimane principalemente fermo ai temi di “Jesus of Suburbia” , aldilà degli ‘occasionali’ temi riguardanti la politica ed il governo. Questi ragazzi non si aspettano di certo di produrre un alto “Dookie” o “American Idiot”  ma per quanto mi riguarda, Revolution Radio rimane molto buono.

Se col Natale alle porte avete una mezza idea di regalare il nuovo album della band Pop Punk Californiana a qualche vostro amico molto nostalgico (come me), approfittate di questo buono IBS e risparmiate qualcosa (così da poter comprare l’album anche per voi stessi).

In un certo senso, questa è la prima volta da anni in cui un nuovo album dei Green Day non è preceduto da un grande concerto.

L’ultima volta che i Green Day hanno solcato le scene con un semplice Album da 10-14 tracce è stato nel 2000 con Warning. In contrasto con American Idiot che invece ha avuto un lancio totalmente diverso. Quest’ultimo narrava la storia della difficile giovinezza nell’era di George W. Bush, ed era accompagnato da una sere infinita di momenti interessanti. Di seguito 21st Century Breakdown ha cercato di fare qualcosa di simile, anche se con un successo minore, nonostante abbia i suoi gran bei momenti.

 

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